Una piccola bimba con il visino triste, e un abitino che per la sua leggerezza, sarebbe appena stato accettabile in una giornata calda di primavera, camminava in mezzo ai passanti sorridenti, buoni in volto. . . e agghindati con i vestiti migliori.
La bimba camminava in fretta per cercare di riscaldare il piccolo corpicino intirizzito dal gelo, nella sera dell’ultima notte dell’anno.
Camminava veloce, come se ad attenderla ci fosse la madre, la nonna e tutti i familiari come ai bei tempi, ma oramai da parecchi giorni era sola, sola come i fuochi dei vecchi copertoni accesi dalle donnine di piacere agli angoli delle strade, sola per sempre, almeno su questa terra.
Intorno a lei l’allegra folla delle feste natalizie, tutte persone indaffarate da non accorgersi della piccola bimba, del suo corpicino denutrito da uccellino in inverno. Ma tutti erano così buoni così altruisti almeno un giorno all’anno, da non accorgersi che il piccolo corpicino della bimba dopo molti meravigliosi sogni era diventato diafano, leggerissimo così da poter rivolare in cielo come un angioletto meraviglioso lassù fra le nuvole dove i sogni ridiventano realtà. L’angelo, aitante, giovane, ben nutrito, bellissimo con lunghe ali bianche, la prende per la piccola scarna manina per accompagnarla lassù in cielo, fra le stelle lucenti e arrossisce per il peccato di aver pensato non certo per fare un cattivo pensiero, ma che forse il Signore nella sua incommensurabile saggezza, conoscerà i fini di tutto questo, ma che lui povero angelo, giovane e inesperto delle cose di questo mondo, non capisce il perché, e che anche altri fiammiferai di pelle nera nei secoli a venire, si sarebbero attardati a vendere fiammiferi e accendini, agli angoli delle strade e che forse sarebbero diventati tutti Dio permettendolo, angeli candidi, aitanti, bellissimi, con una moderna pelle bianca.







