sabato, 28 luglio 2007

 La sera dell’ultimo giorno dell’anno stava per finire, anche se il paesaggio era freddo e pieno di neve, tutto era illuminato a festa, i visi dei passanti rossi dal freddo, ma anche allegri al pensiero della casa riscaldata e della grande cena assieme ai parenti e amici, rendevano meno tristi gli alberi spogli e perfino i lunghi lampioni resi più fiochi dalla neve accumulata sulle lampade davano una forte luce.

Una piccola bimba con il visino triste, e un abitino che per la sua leggerezza, sarebbe appena stato accettabile in una giornata calda di primavera, camminava in mezzo ai passanti sorridenti, buoni in volto. . . e agghindati con i vestiti migliori.

La bimba camminava in fretta per cercare di riscaldare il piccolo corpicino intirizzito dal gelo, nella sera dell’ultima notte dell’anno.

Camminava veloce, come se ad attenderla ci fosse la madre, la nonna e tutti i familiari come ai bei tempi, ma oramai  da parecchi giorni era sola, sola come i fuochi dei vecchi copertoni accesi dalle donnine di piacere agli angoli delle strade, sola per sempre, almeno su questa terra.

Intorno a lei l’allegra folla delle feste natalizie, tutte persone indaffarate da non accorgersi  della piccola bimba, del suo corpicino denutrito da uccellino in inverno. Ma tutti erano così buoni così altruisti almeno un giorno all’anno, da non accorgersi che il piccolo corpicino della bimba dopo molti meravigliosi sogni era diventato diafano, leggerissimo così da poter rivolare in cielo come un angioletto meraviglioso lassù fra le nuvole dove i sogni ridiventano realtà. L’angelo, aitante, giovane, ben nutrito, bellissimo con lunghe ali bianche, la prende per la piccola scarna manina per accompagnarla lassù in cielo, fra le stelle lucenti e arrossisce per il peccato di aver pensato non certo per fare un cattivo pensiero, ma che forse il Signore nella sua incommensurabile saggezza, conoscerà i fini di tutto questo, ma che lui povero angelo, giovane e inesperto delle cose di questo mondo, non capisce il perché, e che anche altri fiammiferai di pelle nera nei secoli a venire, si sarebbero attardati a vendere fiammiferi e accendini, agli angoli delle strade e che forse sarebbero diventati tutti Dio permettendolo, angeli candidi, aitanti, bellissimi, con una moderna pelle bianca.

 

postato da: liviodei alle ore 17:07 | Permalink | commenti (4)
categoria:poesia
sabato, 21 luglio 2007

Una voce aspra, dura, acuta

Mi scava dentro,

sangue scarlatto esce dalla tuta.

Un proiettile infilato sotto il mento.

Non ti acquietare sangue

urla fino al cielo la tua rabbia

di uomo informe, non hai più donna

non hai più figli sulle tue ginocchia,

ti è rimasto solo due moncherini, come Ali rattrappite.

Tutto è tranquillo, nell’aria solo odore di cordite,

e gocce di mercurio

lucido che escono dalle fessure degli occhi.

Riposa per sempre in questa terra polverosa

e strana, graffiando la terra con la mano.

Mentre i tronfi Signori della guerra, ridono

Sorseggiando un bicchiere e nell’altra un sigaro Cubano.

postato da: liviodei alle ore 19:03 | Permalink | commenti (2)
categoria:
mercoledì, 18 luglio 2007

Firenze città del fiore, le sue origini si perdono nella notte dei tempi, capitale dell’arte, culla del rinascimento, città museo, infiniti sono stati gli appellativi, ma ogni nome o catalogazione appare subito riduttiva.

Tutto a Firenze appare vero, reale anche i sogni sono a misura d’uomo. In ogni angolo sia di “via larga” o di vicolo, si respira la creatività con la quale gli uomini rinascimentali l’anno resa famosa nel mondo.

Dalle botteghe d’arte, alle sue piccole grandi trattorie dove hanno mangiato, parlato e vissuto coloro che hanno fatto la storia, nella battuta salace e ardita dei suoi abitanti, che non hanno mai abbassato lo sguardo di fronte ai potenti, aleggia nell’aria quella realtà vera, che fa sembrare altezzoso, ma nello stesso tempo umile l’artista.

Firenze città diversa, città cosmopolita, in quanto il vero Fiorentino, può anche essere l’ultimo turista con gli occhi umidi di fronte al fascino delle innumerevoli bellezze d’arte che si presentano alla sua vista.

La città offre la cittadinanza soltanto a coloro che la sanno guardare e amare nel modo giusto.

Città viva, vera, dalle dure pietre, dai lastricati fatti dagli uomini duri del casentino, dall’incanto dei suoi vicoli, dall’affascinante visione dei suoi palazzi principeschi.

Cittàcampagna, cittàsogno, città universale, città nella quale tutti gli uomini dovrebbero almeno una volta nella loro vita ritornare, città che forse alcune volte respinge quelli che non hanno lo spirito creativo, sensibile, ingenuo del fanciullo o del creatore di nuvole.

Mentre in bellissimi musei di bellissime città del mondo parla la Storia, nella città dei Medici, dei Leonardo, degli Uccello, dei Benedetto Dei, degli innumerevoli artisti tutti uguali e tutti diversi, tutti ugualmente grandi, vivi e veri che sembra di vederli a crocchi serrati discutere di tutto e di tutti, a Firenze parla la Vita.

Città di cui è quasi inutile parlare, o scrivere se non per dire, che l’unica maniera per tentare di comprenderla è viverci dentro, in mezzo al suo centro e alla sua campagna in mezzo ai suoi abitanti e alle loro innumerevoli contraddizioni.

Magica città rinascimentale, in cui anche la luna, le stagioni, le nuvole danno una mano a creare quell'affascinante realtà, che la rendono unica, irripetibile come una chimera fuori del tempo.

postato da: liviodei alle ore 17:25 | Permalink | commenti (1)
categoria:progettualitĂ 
sabato, 14 luglio 2007

Ti sei allontanata, ancheggiando, con i piedi nudi,

che sfioravano appena la sabbia bagnata della battigia,

senza lasciare la più lieve traccia.

Sei sparita attraverso il muro di gente del lungomare.

Come sei ormai più lontana delle americhe,

mentre alle prime luci della sera si accendono,

le lampare dei ristoranti del porto,

e da lontano si sente lo sciabordare delle chiglie delle barche,

come una nenia nelle processioni di maggio

postato da: liviodei alle ore 12:52 | Permalink | commenti (4)
categoria:mare, poesia
giovedì, 12 luglio 2007

Gli analisti strutturali, i filosofi, i ricercatori semantici, nelle loro millenarie analisi si sono attardati e molte volte fermati al “penso perciò esisto” dando per certo un’affermazione di logica deduttiva, che porterebbe senza l’ausilio dei teoremi di Hashner ad un’involuzione concettuale di tipo secondario.

I problemi concettuali primari secondo i suddetti teoremi portano sì ad una virtualità analogica ennedimensionale, ma non sempre con risultanze omogenee, d’altra parte chiariscono e risolvono problemi d’analisi mentali derivate, di primaria importanza nei rapporti fra menti di specie o razze diverse, e preparano il terreno per analisi strutturali di logiche differenziate e di strutturazioni spaziali inverse, che sono d’ausilio primario nelle ricerche concettuali, dal mono all’ennedimensionale.

Monodimensionale in cui la realtà si concentra in un unico punto.

Bidimensionale (un’Entità chiusa in un cerchio non può scavalcarlo).

Tridimensionale (ora il limite per moltissimi esseri).

Pentadimensionale (sconfinamenti in universi paralleli).

Ennedimensionale (possibilità di movimento nel tempospazio).

Per cui nelle progettualità avanzate, dovremo sempre più spesso abituarci alle varianti delle virtualità analogiche, il ricercatore dovrà anche analizzare e cercare di comprendere problemi con soluzioni certe, ma temporalmente non coincidenti, ed essere mentalmente pronto alla risoluzione delle problematiche delle spazialità virtuali in rapporto ai piani esistenziali primari e secondari.

postato da: liviodei alle ore 08:30 | Permalink | commenti (1)
categoria:progettualitĂ 
domenica, 08 luglio 2007

Osserva le nuvole lontane

e non ti fermare a guardare

la vita di tutti i giorni.

Ricorda il tempo dello

sciabordare della piattaforma

sulle onde della riva del mare.

Sogna le luci scintillanti di Villa Fulgida,

e il suono struggente di mille

violini, che invitavano le coppie a ballare,

nell’aria dolce e tiepida della sera.

E ricorda per sempre l’onda,

che con il suo dolce andare

cancella i passi degli innamorati

sulla riva del mare.

postato da: liviodei alle ore 19:05 | Permalink | commenti (2)
categoria:poesia
giovedì, 05 luglio 2007

Non riconosco più la nuvola, ne la rondine,

non sento più la pietra, ne il vento.

Ricordo solo i nostri giochi fra i sentieri delle stelle.

Dove sono le mie ali d’argento nel cielo delle lune verdi?

Dov’è il mio bianco Unicorno di sfida?

Il tempo si è fermato, congelato in un universo senza età.

Ritorneranno i giorni degli Elfi,

sentirò ancora il sole caldo di Jerevian,

avrò ancora sulla pelle la salsedine del mare incantato.

Ritorna, non voglio più restare solo . . .

Solo come un guerriero senza spada.

Solo come un un’aquilone senza vento.

Solo come un indovino senza ricordi.

Ti prego Riprendimi con Te . . .   

postato da: liviodei alle ore 12:30 | Permalink | commenti (3)
categoria:
martedì, 03 luglio 2007

I cipressi ondeggiano al ritmo delle folate di vento.

Si spenge anche il sole al di là delle colline brumose.

Il muro di cinta diventa nero di notte buia.

Rabbrividiscono le croci bianche come a volergli ridare vita.

Intristisce Il cielo senza luna, come un mucchio di conchiglie rotte,

in una spiaggia vuota d’autunno.

In un paesaggio senza colore  ne  tempo, muore anche il mare.

Il Viandante, senza casa, ne voci amiche, che lo accolgano la sera,

dovrà di nuovo ricreare gli “Antichi

Universi”, lievi di ombre raccolte senza fine.

Ritorneranno le notti dell’Amigdala e io ti

Attenderò, sveglio, per riconsegnarti intatte la chiavi delle

Torri di Jerevian.

Sono solo nel crepuscolo viola della sera, sento la solitudine

della vecchia Quercia di collina rabbuffata dal vento gelato d’inverno.

Anche l’ultimo amico è andato,

come la pagina che al vento di bora si sfoglia

Sarebbe bello dire al tempo, ho scherzato.

 

postato da: liviodei alle ore 17:36 | Permalink | commenti (1)
categoria:poesia
domenica, 01 luglio 2007

Le sette Sfere d’argento

In una comunità spazio-temporale, che risale a tempi molto lontani ed ancora esistente fra noi, i cui rappresentanti, oppure chiamiamoli uomini del buon governo, parola non molto traducibile nelle lingue attuali, oppure possiamo anche chiamarli i Saggi, venivano nomati I Signori delle sfere d’argento. Non era ben chiaro da dove venissero e dove andassero, o esisteva un perché, ci fossero. Erano uomini all’apparenza molto comuni, ne tanto più bassi né tanto più alti, e neppure più belli o più intelligenti, delle persone normali, ma quando erano fra la gente, tutti si sentivano, un pochino più saggi, molto più disposti verso il prossimo, e senza quella continua ansietà, che sembra sia un bagaglio piuttosto pesante dell’essere umano. Nelle varie epoche storiche, che si sono succedute nel tempo, i Signori delle sfere d’argento, che in certi periodi erano visibilissimi, in altre piuttosto appartati, in altre ancora, del tutto Invisibili, sono stati interrogati, sulla loro saggezza o buonsenso comune, che forse è quasi la stessa cosa, anche se in maniera molto gentile, da Saggi, da meno Saggi, ed anche da persone comunissime. Ai tempo della Signoria ne viveva uno a Firenze, che poteva manipolare mentalmente fino a sette sfere d’argento, ed era chiamato Il Viandante delle Sfere d’Argento. Viveva nella magia delle colline Fiorentine, da secoli terra di gioia, di canti, di dame e cavalieri assieme a tutti i grandi del Rinascimento, da Lorenzo il Magnifico, al Machiavelli, da Leonardo a Benedetto Dei suo maestro e consigliere, dove la piena armonia fra paesaggi e sentimenti, consente di raggiungere i livelli più alti della qualità della vita. E rispondeva  sorridente, di un sorriso dolce, avvolgente, che non è facile trovare nelle persone: Cammina con passo lieve in questi boschi, in queste valli, nelle verdi colline, e se riuscirai a sgombrare la mente dal quotidiano, forse anche con l’aiuto delle sfere d’argento, potrai rientrare nei tempi in cui l’essere umano sentiva di essere parte di un disegno del quale era una parte. E nelle sere di luna piena, il fruscio degli alberi gli raccontava, gli anni in cui la vita scorreva reale nelle vene degli uomini, e se anche alcune volte strisciavano, sapevano di essere nati per volare, anche al di là del cielo.

postato da: liviodei alle ore 16:37 | Permalink | commenti
categoria: