martedì, 25 novembre 2008
Le ombre della sera si allungano come magiche
statue Etrusche, dai riflessi verderame argentato
fino a ricoprire tutto di un velo scuro.
Dal porto si sente ritmico e sordo lo sciabordare
delle piccole onde contro la banchina della
darsena come un leggero sussurro del mare prima
del dormiveglia della notte.
Sulla spiaggia, una bottiglia di plastica, con il collo tinto
di rossetto, rotola avanti e indietro, stretta fra le cabine,
con un suono ritmico cupo da tamburo tribale.
Sbuffi di bora sfilacciano filiformi nuvole argentate,
contro un cielo rossastro di fine novembre.
Una porta semiaperta, lascia scorgere una giovane donna
nell’attesa del compagno, che barcollando sta per rientrare.
Ma vuoto è il nido del cuculo, senza anima né tempo.