Ti ho conosciuta in un tempo lontano,
suoni di arpe e treni verso Vienna avviati.
Luci di stazioni e rincorrersi di ombre sui finestrini.
Alamari dorati e redingotte di nero profumate,
dormiveglia e mute parole dolcemente sussurrate.
Pensieri distratti in un’universo senza domani.
Eternità congelate, in un gioco di specchi azzurri
che brillano nel frantumarsi in mille riverberi di
vite senza senso, in un cielo di cobalto argentato.
Come sei più lontana delle americhe, ora
che il nostro incontrarsi è finito e sono ormai
solo per sempre, come un veliero senza nocchiero
in un’alba livida d’autunno.








