Ti sei allontanata, ancheggiando, con i piedi nudi,
che sfioravano appena la sabbia bagnata della battigia,
senza lasciare la più lieve traccia.
Sei sparita attraverso il muro di gente del lungomare.
Come sei ormai più lontana delle americhe,
mentre alle prime luci della sera si accendono,
le lampare dei ristoranti del porto,
e da lontano si sente lo sciabordare delle chiglie delle barche,
come una nenia nelle processioni di maggio
Ti canterò sempre, come la magnolia di maggio,
come le sirene di giada, come il bianco Unicorno di sfida.
Canterò il tuo coraggio splendente, di fronte alle mura di Elsinore,
canterò la tua voglia di vivere, il tuo sorriso senza età.
Mentre le onde della sera si adagiano sulle rive incantate di Giacarta.
Ora l'universo ti ama, ora tutti si accorgono di te.
Ma ormai sei solo, solo come una notte senza luna,
solo come un pescatore dopo una mareggiata di novembre,
solo come un tigre senza i suoi cuccioli.
Ormai sei adagiato . . . per sempre sulla pietra viola di Tikal.
Avevi il sole del mattino alle spalle,
il viso contro il cielo lucido di pioggia sottile.
Il caffè fumava nella piccola tazzina rotonda,
una goccia nera colava lenta nel piattino bianco.
Brillava di luce il tuo sorriso mentre ti avvicinavi ondeggiando.
Tutto in quell'attimo si era fermato,
anche le foglie scure dei lecci della piazza del
cerchio,
erano ferme contro la brezza immobile del mattino.
In quell'attimo ti ho persa . . .persa per sempre, nel lungo immobile domani senza finestre.
Abbiamo dimenticato, anche il ricordo dei figli,
che non saranno e che dovranno emigrare verso
persone lontane, senza il conforto del Padre.
L'esistenza era all'inizio del tempo.
Le soglie di giallo alabastro erano pronte per
essere varcate.
Tutto è diventato immobile da quel giorno . . .
immobile come un treno senza binari . . . immobile
come un fantino pieno di colori dopo un Palio
perduto . . .
Immobile come le foglie scure dei lecci, della
Piazza del Cerchio in un mattino di primavera.