mercoledì, 18 luglio 2007

Firenze città del fiore, le sue origini si perdono nella notte dei tempi, capitale dell’arte, culla del rinascimento, città museo, infiniti sono stati gli appellativi, ma ogni nome o catalogazione appare subito riduttiva.

Tutto a Firenze appare vero, reale anche i sogni sono a misura d’uomo. In ogni angolo sia di “via larga” o di vicolo, si respira la creatività con la quale gli uomini rinascimentali l’anno resa famosa nel mondo.

Dalle botteghe d’arte, alle sue piccole grandi trattorie dove hanno mangiato, parlato e vissuto coloro che hanno fatto la storia, nella battuta salace e ardita dei suoi abitanti, che non hanno mai abbassato lo sguardo di fronte ai potenti, aleggia nell’aria quella realtà vera, che fa sembrare altezzoso, ma nello stesso tempo umile l’artista.

Firenze città diversa, città cosmopolita, in quanto il vero Fiorentino, può anche essere l’ultimo turista con gli occhi umidi di fronte al fascino delle innumerevoli bellezze d’arte che si presentano alla sua vista.

La città offre la cittadinanza soltanto a coloro che la sanno guardare e amare nel modo giusto.

Città viva, vera, dalle dure pietre, dai lastricati fatti dagli uomini duri del casentino, dall’incanto dei suoi vicoli, dall’affascinante visione dei suoi palazzi principeschi.

Cittàcampagna, cittàsogno, città universale, città nella quale tutti gli uomini dovrebbero almeno una volta nella loro vita ritornare, città che forse alcune volte respinge quelli che non hanno lo spirito creativo, sensibile, ingenuo del fanciullo o del creatore di nuvole.

Mentre in bellissimi musei di bellissime città del mondo parla la Storia, nella città dei Medici, dei Leonardo, degli Uccello, dei Benedetto Dei, degli innumerevoli artisti tutti uguali e tutti diversi, tutti ugualmente grandi, vivi e veri che sembra di vederli a crocchi serrati discutere di tutto e di tutti, a Firenze parla la Vita.

Città di cui è quasi inutile parlare, o scrivere se non per dire, che l’unica maniera per tentare di comprenderla è viverci dentro, in mezzo al suo centro e alla sua campagna in mezzo ai suoi abitanti e alle loro innumerevoli contraddizioni.

Magica città rinascimentale, in cui anche la luna, le stagioni, le nuvole danno una mano a creare quell'affascinante realtà, che la rendono unica, irripetibile come una chimera fuori del tempo.

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giovedì, 12 luglio 2007

Gli analisti strutturali, i filosofi, i ricercatori semantici, nelle loro millenarie analisi si sono attardati e molte volte fermati al “penso perciò esisto” dando per certo un’affermazione di logica deduttiva, che porterebbe senza l’ausilio dei teoremi di Hashner ad un’involuzione concettuale di tipo secondario.

I problemi concettuali primari secondo i suddetti teoremi portano sì ad una virtualità analogica ennedimensionale, ma non sempre con risultanze omogenee, d’altra parte chiariscono e risolvono problemi d’analisi mentali derivate, di primaria importanza nei rapporti fra menti di specie o razze diverse, e preparano il terreno per analisi strutturali di logiche differenziate e di strutturazioni spaziali inverse, che sono d’ausilio primario nelle ricerche concettuali, dal mono all’ennedimensionale.

Monodimensionale in cui la realtà si concentra in un unico punto.

Bidimensionale (un’Entità chiusa in un cerchio non può scavalcarlo).

Tridimensionale (ora il limite per moltissimi esseri).

Pentadimensionale (sconfinamenti in universi paralleli).

Ennedimensionale (possibilità di movimento nel tempospazio).

Per cui nelle progettualità avanzate, dovremo sempre più spesso abituarci alle varianti delle virtualità analogiche, il ricercatore dovrà anche analizzare e cercare di comprendere problemi con soluzioni certe, ma temporalmente non coincidenti, ed essere mentalmente pronto alla risoluzione delle problematiche delle spazialità virtuali in rapporto ai piani esistenziali primari e secondari.

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